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Etichette frigo

Condensa e shock termico: perché alcune etichette si staccano dopo l’applicazione

Hai appena confezionato il tuo prodotto da frigo o da freezer, l’etichetta sembra perfettamente applicata. Tutto ok quindi? Purtroppo no. Dopo qualche ora, l’etichetta si solleva dai bordi, si arriccia o si stacca del tutto.

È uno scenario che molti produttori alimentari conoscono bene, e che spesso viene attribuito a un difetto dell’etichetta o a una fornitura non all’altezza. In realtà, nella maggior parte dei casi, il problema ha un’origine diversa: è fisica, e nasce dalle condizioni in cui avviene l’etichettatura.

Quando un prodotto esce dalla cella frigorifera o dal freezer, la sua superficie è molto più fredda dell’aria circostante. In quel momento si innescano due fenomeni, cioè la formazione di condensa e lo shock termico, che possono compromettere seriamente le prestazioni dell’adesivo. Capire come funzionano questi fenomeni è il primo passo per evitare il problema, e per selezionare dei materiali idonei per le tue etichette.

Scegliere di apporre un’etichetta prima o dopo che il prodotto viene messo in freezer è il punto fondamentale per decidere come progettarla. La scelta dei materiali infatti cambia di molto: per aderire su una superficie ghiacciata non si possono usare gli stessi adesivi che si usano a temperatura ambiente.

Cosa succede quando etichetti un prodotto freddo

L’aria calda, a contatto con la superficie fredda del packaging, si raffredda fino al punto di rugiada, vale a dire la temperatura alla quale il vapore acqueo presente nell’aria condensa direttamente sulla superficie. Il risultato è uno strato sottile di umidità, anche invisibile a occhio nudo, che si interpone tra l’adesivo e il packaging impedendo una presa stabile e duratura.

Il fenomeno è particolarmente accentuato sulle superfici compatte e non porose come metallo, vetro e plastica, le più diffuse nel packaging alimentare industriale.

Il problema del freezer è diverso da quello del frigo. Non tutti i contesti di refrigerazione presentano le stesse criticità, e riconoscere le differenze è fondamentale per scegliere la soluzione giusta.

In frigorifero, la causa principale del deterioramento precoce è l’acqua di condensa dovuta agli sbalzi termici, che bagna le etichette in carta, scioglie gli inchiostri e allenta gli adesivi non idonei. In freezer, oltre all’umidità, l’etichetta e l’adesivo devono affrontare un secondo tipo di aggressione: lo stress meccanico. Le variazioni di temperatura provocano continui cicli di contrazione e dilatazione nei materiali, che nel tempo indeboliscono l’adesione dell’etichetta al packaging. Alcuni adesivi, esposti a temperature molto basse, tendono inoltre a indurirsi: perdono la loro elasticità naturale, diventano rigidi e fragili, e smettono progressivamente di svolgere la loro funzione.

A questo si aggiunge il fatto che il pack raramente rimane in condizioni stabili: ogni volta che attraversa zone a temperatura diversa, dall’uscita della cella al nastro di etichettatura, dal magazzino al banco refrigerato del punto vendita, accumula ulteriori sollecitazioni meccaniche che l’etichetta deve essere in grado di assorbire.

Davanti a questi fenomeni, la risposta non è cercare “l’etichetta più resistente” in senso generico. È analizzare con attenzione il processo produttivo, perché le variabili in gioco cambiano tutto.

È importante sapere se il prodotto viene etichettato prima o dopo il raffreddamento, se la superficie sarà asciutta o umida al momento dell’applicazione, e che tipo di superficie si sta etichettando. A queste informazioni essenziali si aggiungono considerazioni sulla durata di conservazione prevista e sul numero di cicli di gelo e disgelo che il prodotto attraverserà nella sua vita commerciale. Sono dettagli che determinano in modo decisivo quale combinazione di materiale e adesivo sia davvero adatta per le tue etichette.

I materiali che reggono davvero

Per quanto riguarda il frontale, la scelta più affidabile è un materiale sintetico come il polipropilene o il polietilene, resistenti all’umidità, all’acqua di condensa, al freddo estremo, allo strappo e all’abrasione. Chi preferisce la carta per ragioni estetiche o di posizionamento del prodotto non deve necessariamente rinunciarci: la carta patinata resiste all’umidità molto meglio di una semplice carta non patinata e non protetta, anche se la sua idoneità va sempre valutata in funzione delle condizioni specifiche di conservazione e della durata del prodotto. La carta termica protetta è idonea all’uso su prodotti che cambiano spesso temperatura, come quelli da conservare in frigo, che possono essere estratti e riposti più volte.

Sul fronte dell’adesivo, le formulazioni a base di gomma o hot melt garantiscono buone proprietà di adesione su quasi tutte le superfici come cartone, plastica, vetro. Inoltre hanno una forza adesiva immediata, non contengono solventi e cristallizzano alle basse temperature.

L’acrilico è più stabile alle variazioni di temperatura rispetto agli adesivi a base gomma e mantiene le sue proprietà in un intervallo di temperature più ampio. È un’ottima scelta per applicazioni che richiedono resistenza sul lungo periodo e stabilità in ambienti con escursioni termiche.

Gli adesivi formulati per fare presa su superfici fredde o umide sono in grado di mantenere l’adesione anche a temperature estreme (-20°C, -50°C, fino a -100°C per applicazioni criogeniche). Esistono infatti soluzioni che aderiscono a superfici a temperature molto ridotte. Se invece prevedi di apporre l’etichetta a temperatura ambiente, è possibile utilizzare adesivi non così specializzati, ma è essenziale dare all’adesivo il tempo di aderire prima di trasferire il pack in freezer.

La scelta della formulazione specifica dell’adesivo dipende sempre dalle condizioni di applicazione: un adesivo pensato per superfici asciutte a temperatura ambiente non offre le stesse garanzie su un packaging appena uscito dal freezer.

Quindi, quali materiali dovresti scegliere per realizzare delle etichette idonee alla conservazione in frigo o in freezer? La risposta non è univoca: a consigliarti deve essere un etichettificio competente, in grado di assicurarti un’etichetta resistente e allo stesso tempo sicura per l’applicazione sugli alimenti.

Perché la verifica sul campo è indispensabile

Conoscere i fenomeni fisici in gioco e i materiali disponibili è necessario, ma non sufficiente per assicurarti di avere un’etichetta davvero funzionale. Ogni linea produttiva ha le sue variabili, che possono essere temperatura di applicazione, umidità dell’ambiente, tipo di superficie, ritmo dei cicli di conservazione… e queste si combinano in modo unico in ogni realtà industriale.

Per questo in BEL non ci limitiamo a utilizzare un materiale “standard” per le tue etichette: affianchiamo i produttori con campionature mirate e test specifici nelle condizioni reali di utilizzo, per validare la soluzione prima che entri in produzione. Perché un’etichetta che si stacca non è solo un problema estetico, ma è un prodotto che perde identità sullo scaffale e in frigo e, nei casi più critici, una confezione che non può essere venduta o che non verrà comunque acquistata.

I materiali che ti proponiamo sono tutti selezionati e prodotti nel rispetto delle normative vigenti. Dopo la produzione, passiamo a un’approfondita fase di testing dei prototipi, e solo una volta superata questa fase la tua etichetta sarà pronta per essere applicata in sicurezza.

Grazie al nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, ti garantiamo etichette funzionali per tutte le tue necessità. Con Easy LaBEL System hai sempre:

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