Per chi produce o confeziona prodotti alimentari che devono essere sottoposti a un processo di pastorizzazione, l’etichetta è uno degli elementi che possono creare più problemi lungo la filiera. Se non è stata progettata per resistere alle condizioni reali del processo, che rende sicuri per il consumo gli alimenti ma che mette alla prova le confezioni, l’etichetta può addirittura rendere non commerciabile un prodotto.
I diversi tipi di pastorizzazione
La pastorizzazione non è un processo unico, ma può essere eseguita in diversi modi a seconda del prodotto da pastorizzare. Esistono tre principali tipologie di pastorizzazione, che si distinguono per temperatura e tempo di esposizione. La pastorizzazione bassa prevede il riscaldamento a 60-65°C per 30 minuti, e si usa solitamente per vino e birra (è infatti in grado di evitare di alterarne le caratteristiche organolettiche). La pastorizzazione alta porta il prodotto a 75-85°C per 2 o 3 minuti e la rapida arriva a 75-85°C per circa 15-20 secondi.
Anche le modalità e le tecnologie con cui viene eseguita la pastorizzazione sono di diverso tipo:
- Immersione o spruzzo di acqua calda: il prodotto viene immerso in vasche o investito da getti d’acqua calda, garantendo una distribuzione uniforme del calore su tutta la superficie. È la soluzione preferita per i piatti pronti sottovuoto e per i prodotti confezionati in vetro.
- Vapore o aria calda: il calore viene trasferito indirettamente attraverso vapore o aria riscaldata. È particolarmente indicato per imballaggi in plastica resistente al calore, o dove il contatto diretto con l’acqua potrebbe creare problemi.
- Pastorizzazione in autoclave: sfrutta vapore o acqua in pressione per trattare gli alimenti in modo efficace e uniforme. È il metodo più utilizzato per contenitori in metallo o in vetro.
Questi dati non sono solo curiosità tecnica: per chi ha bisogno di un’etichetta, conoscere il tipo di pastorizzazione a cui sarà sottoposto il packaging è il punto di partenza per scegliere i materiali giusti e per evitare errori.
Prima o dopo? La domanda che cambia tutto
Oltre a quelle che abbiamo appena visto, una delle variabili più critiche nella progettazione di un’etichetta per prodotti pastorizzati è il momento di applicazione. In molti processi industriali, la pastorizzazione avviene dopo che il prodotto è già stato etichettato: questo significa che l’etichetta deve sopportare lo shock termico del riscaldamento, l’umidità del vapore, e poi il raffreddamento rapido, spesso su superfici già bagnate o in condizioni di condensa.
In altri casi, invece, l’etichetta viene applicata al prodotto già pastorizzato e raffreddato. In questo scenario i requisiti cambiano: il problema principale non è la resistenza al calore, ma la capacità di aderire su superfici fredde, umide o bagnate se l’etichetta deve essere applicata in tempi ristretti.
È essenziale chiarire questo punto sin dall’inizio del progetto con l’etichettificio. Una scelta sbagliata o un materiale non testato per le condizioni reali di applicazione possono tradursi in etichette che si sollevano, si staccano, si arricciano o diventano illeggibili durante o dopo il processo.
Le variabili da tenere sotto controllo
Oltre alla temperatura e al timing di applicazione, ci sono altre variabili che influenzano le prestazioni di un’etichetta quando deve sopportare lo stress della pastorizzazione:
- Tipo di superficie del packaging: vetro, plastica rigida o film flessibile interagiscono in modo diverso con l’adesivo.
- Umidità: è presente solo durante il processo termico o anche nelle fasi di raffreddamento e conservazione? È importantissimo saperlo.
- Sbalzi termici: il ciclo riscaldamento-raffreddamento sollecita i materiali in modo significativo, soprattutto se ripetuto.
- Detergenti: i contenitori vengono spesso lavati prima dell’etichettatura, e i residui di prodotti chimici possono compromettere l’adesione.
Quali sono i materiali più indicati per etichette resistenti alla pastorizzazione?
Una volta analizzato con attenzione tutto il ciclo di vita dell’etichetta, si può passare alla selezione dei materiali da utilizzare per realizzarla.
Per quanto riguarda il frontale, i film sintetici in polipropilene (PP) e polietilene (PE) sono generalmente preferiti alla carta, perché resistono all’umidità e tendono a non deformarsi con le variazioni di temperatura. Il PE ha una migliore adattabilità alle superfici curve, mentre il PP garantisce una resa cromatica superiore ed è adatto anche a finiture trasparenti per il cosiddetto “no-label look”. In alternativa ai film sintetici, anche le carte barrierate rappresentano una soluzione valida, ma vanno abbinate a una finitura corretta. La scelta tra verniciatura e plastificazione influisce in modo determinante sulla resistenza complessiva dell’etichetta nelle condizioni del processo.
Anche sul fronte dell’adesivo la scelta richiede una competenza elevata. Ad esempio, esistono delle tipologie di adesivi hot melt (cioè solidi a temperatura ambiente e in grado si sciogliersi e attivarsi con il calore) appositamente sviluppati per contesti come la pastorizzazione. Un adesivo UV-hot melt è molto performante e può garantire una buona adesione anche quando le etichette vengono applicate su superfici bagnate. Un’indicazione generale può essere quella di scegliere un adesivo a base gomma e non a base acqua, ma, come per il frontale, è necessario studiare approfonditamente i materiali per selezionarli.
L’inchiostro non fa eccezione: un’etichetta tecnicamente performante deve non solo avere un inchiostro compatibile con l’applicazione sugli alimenti ma anche mantenere la sua leggibilità dopo il processo di pastorizzazione. Inchiostri che sbiadiscono o frontali che si opacizzano sotto il calore possono rendere non conforme un prodotto che, dal punto di vista dell’adesione, funzionava perfettamente. Oltre all’inchiostro, anche la selezione della tecnologia di stampa è importante per assicurare un’etichetta resistente alla pastorizzazione.
Affidandosi a un etichettificio con un know-how approfondito, però, una cosa è certa: sarà possibile trovare sempre una soluzione adeguata alle proprie necessità.
Non esiste una soluzione universale per le etichette da pastorizzazione. Le variabili da considerare sono tante e richiedono una valutazione caso per caso. Ricorda: un etichettificio esperto non si limita a indicare un materiale standard da utilizzare, ma esegue campionature e test specifici nelle condizioni reali di utilizzo prima di avviare la produzione.
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