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BEL – Bolzano – Produciamo etichette da 60 anni

Soluzioni a problemi specifici

Se dovessi citare un settore che mette a dura prova un’etichetta, probabilmente penseresti subito al freddo estremo di un surgelato o al calore di una linea di pastorizzazione. Il bagno di casa sembra, al confronto, un ambiente tranquillo. In realtà, le etichette per cosmesi e igiene personale nascondono una complessità a cui spesso non si pensa, fatta di regole molto specifiche da rispettare, oltre che delle sfide legate al contatto diretto con il prodotto, alla permanenza in luoghi caldi e umidi, alle richieste estetiche sempre più esigenti del pubblico.

Prima di tutto, le regole

Le normative legate all’etichettatura dei cosmetici in Europa seguono il Regolamento (CE) 1223/2009, che all’articolo 19 elenca cosa deve comparire obbligatoriamente sulle confezioni: la Persona Responsabile, la lista ingredienti in formato INCI, il numero di lotto, la durata minima e, quando questa supera i 30 mesi, il simbolo PAO, cioè l’icona del barattolino aperto con il numero di mesi di utilizzo dopo l’apertura.

A questo si aggiunge il Regolamento (UE) 655/2013, che stabilisce i criteri per giustificare le dichiarazioni di prodotto: un claim come “ipoallergenico” o “dermatologicamente testato” non è mai una scelta di marketing libera, deve essere sostenuto da prove verificabili. Basta un singolo elemento mancante o non conforme perché l’intera etichetta risulti fuori norma.

Tutti questi elementi devono quindi essere controllati e approvati dall’azienda produttrice. All’etichettificio spetta il compito di progettare un’etichetta che li contenga e che sia leggibile, non deteriorabile, sicura. La scelta dei materiali e delle soluzioni di stampa da utilizzare richiede una competenza approfondita.

Le sfide più complesse

A differenza di altre categorie merceologiche, l’etichetta di un cosmetico convive quotidianamente con ciò su cui è apposta: creme, oli, gel, prodotti a base alcolica, tensioattivi… si tratta spesso di formulazioni particolari, magari untuose e che quindi possono interferire con i materiali utilizzati per il frontale o anche con l’adesivo. Esiste infatti la possibilità che alcuni componenti cosmetici abbiano un effetto solvente, ad esempio, su alcuni tipi di inchiostro. E dal momento che capita che il prodotto stesso goccioli o si depositi sulla superficie del pack durante l’uso normale, servono quindi un materiale frontale e un adesivo pensati per resistere a un contatto chimico ripetuto, non solo all’umidità generica.

Shampoo, bagnoschiuma, saponi liquidi “vivono” infatti in un contesto di umidità elevata e ricorrente, tra vapore della doccia e contatto diretto con l’acqua del lavandino. È una sfida per certi versi simile a quella di cui abbiamo parlato in un recente post dedicato alle etichette che devono resistere a condensa e freddo, ma ribaltata: qui il nemico è il caldo umido che si ripete ogni giorno, non il freddo secco.

Nel tempo, a etichetta già applicata, possono emergere diversi problemi che spesso sono particolarmente subdoli perché si manifestano gradualmente. Ad esempio il sollevamento dei bordi (edge lifting): anche una minima variazione dimensionale del materiale, dovuta a cicli ripetuti di caldo/umido, può far sollevare i bordi dell’etichetta. Non è solo un problema estetico, perché i bordi sollevati favoriscono l’ingresso di altra umidità, innescando un circolo vizioso che porta al distacco completo. Oppure la migrazione dell’adesivo oltre i bordi dell’etichetta, che lascia residui appiccicosi quando viene rimossa, così come l’ingiallimento e infragilimento del materiale, con la formazione di micro-crepe superficiali, soprattutto se il caldo umido si alterna a fasi di calore secco. O ancora lo sbiadimento della stampa, con testo, codici a barre e loghi che perdono nitidezza nel tempo compromettendo la leggibilità delle informazioni obbligatorie.

Ma non è tutto: su materiali a base carta non trattati specificamente, un’umidità persistente può favorire la comparsa di muffe superficiali. Per questo esistono materiali dedicati “anti-muffa” per prodotti destinati ad ambienti costantemente umidi.

L’estetica è essenziale

Sul piano estetico, le etichette per il settore beauty seguono spesso alcune regole precise. La più consolidata resta il minimalismo: palette di colori tenui, silhouette pulite ed etichettatura essenziale contribuiscono a “parlare” un linguaggio percepito come professionale e Instagram-friendly, spesso abbinato al no-label look.

In parallelo si è affermata anche l’estetica da farmacia, che è un evergreen e riprende volutamente lo stile delle etichette dei medicinali, con layout simmetrici a griglia, caratteri serif classici e finiture testurizzate come la goffratura: un’estetica pensata per comunicare cura quasi clinica nelle formulazioni dei prodotti e autorevolezza scientifica.

Sul fronte opposto convivono scelte più materiche ed espressive, texture organiche, soft touch, finiture “carta usomano” e addirittura tocchi imperfetti o asimmetrici che simulano una lavorazione artigianale, con l’obiettivo di raccontare una storia direttamente tramite l’etichetta. A queste tendenze puramente visive si affianca sempre più spesso una componente digitale integrata nel design stesso, con QR code o tag NFC che rimandano a tutorial, dettagli sugli ingredienti o verifica di autenticità del prodotto. Tutto questo senza appesantire la grafica, che deve essere attraente per chi sceglierà il prodotto a scaffale.

Nel settore igiene e cosmesi, in sintesi la difficoltà di creare l’etichetta giusta non sta in una singola condizione estrema da affrontare, ma nell’incontro tra normativa, chimica del prodotto ed estetica, tre esigenze che devono convivere sulla stessa superficie, spesso di pochi centimetri quadrati. Conoscere tutti i vincoli legali e tecnici è quello che consente di scegliere i materiali più adatti e di inserire correttamente le informazioni che non possono mancare. E avere un’esperienza vasta e variegata nella produzione di etichette per prodotti destinati alla grande distribuzione è il vantaggio che consente di dare i consigli giusti anche per quanto riguarda l’aspetto estetico.

In BEL possiamo garantirti tutto questo. Grazie al nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, ti assicuriamo etichette sempre conformi e funzionali per tutte le tue necessità, anche quando devono essere apposte su packaging di prodotti per l’igiene e la cura della persona.
Con Easy LaBEL System hai sempre:

  • Consulenza e assistenza;
  • Selezione e test dei materiali;
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  • Ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • Sistema di controllo e gestione delle non conformità.

Hai appena confezionato il tuo prodotto da frigo o da freezer, l’etichetta sembra perfettamente applicata. Tutto ok quindi? Purtroppo no. Dopo qualche ora, l’etichetta si solleva dai bordi, si arriccia o si stacca del tutto.

È uno scenario che molti produttori alimentari conoscono bene, e che spesso viene attribuito a un difetto dell’etichetta o a una fornitura non all’altezza. In realtà, nella maggior parte dei casi, il problema ha un’origine diversa: è fisica, e nasce dalle condizioni in cui avviene l’etichettatura.

Quando un prodotto esce dalla cella frigorifera o dal freezer, la sua superficie è molto più fredda dell’aria circostante. In quel momento si innescano due fenomeni, cioè la formazione di condensa e lo shock termico, che possono compromettere seriamente le prestazioni dell’adesivo. Capire come funzionano questi fenomeni è il primo passo per evitare il problema, e per selezionare dei materiali idonei per le tue etichette.

Scegliere di apporre un’etichetta prima o dopo che il prodotto viene messo in freezer è il punto fondamentale per decidere come progettarla. La scelta dei materiali infatti cambia di molto: per aderire su una superficie ghiacciata non si possono usare gli stessi adesivi che si usano a temperatura ambiente.

Cosa succede quando etichetti un prodotto freddo

L’aria calda, a contatto con la superficie fredda del packaging, si raffredda fino al punto di rugiada, vale a dire la temperatura alla quale il vapore acqueo presente nell’aria condensa direttamente sulla superficie. Il risultato è uno strato sottile di umidità, anche invisibile a occhio nudo, che si interpone tra l’adesivo e il packaging impedendo una presa stabile e duratura.

Il fenomeno è particolarmente accentuato sulle superfici compatte e non porose come metallo, vetro e plastica, le più diffuse nel packaging alimentare industriale.

Il problema del freezer è diverso da quello del frigo. Non tutti i contesti di refrigerazione presentano le stesse criticità, e riconoscere le differenze è fondamentale per scegliere la soluzione giusta.

In frigorifero, la causa principale del deterioramento precoce è l’acqua di condensa dovuta agli sbalzi termici, che bagna le etichette in carta, scioglie gli inchiostri e allenta gli adesivi non idonei. In freezer, oltre all’umidità, l’etichetta e l’adesivo devono affrontare un secondo tipo di aggressione: lo stress meccanico. Le variazioni di temperatura provocano continui cicli di contrazione e dilatazione nei materiali, che nel tempo indeboliscono l’adesione dell’etichetta al packaging. Alcuni adesivi, esposti a temperature molto basse, tendono inoltre a indurirsi: perdono la loro elasticità naturale, diventano rigidi e fragili, e smettono progressivamente di svolgere la loro funzione.

A questo si aggiunge il fatto che il pack raramente rimane in condizioni stabili: ogni volta che attraversa zone a temperatura diversa, dall’uscita della cella al nastro di etichettatura, dal magazzino al banco refrigerato del punto vendita, accumula ulteriori sollecitazioni meccaniche che l’etichetta deve essere in grado di assorbire.

Davanti a questi fenomeni, la risposta non è cercare “l’etichetta più resistente” in senso generico. È analizzare con attenzione il processo produttivo, perché le variabili in gioco cambiano tutto.

È importante sapere se il prodotto viene etichettato prima o dopo il raffreddamento, se la superficie sarà asciutta o umida al momento dell’applicazione, e che tipo di superficie si sta etichettando. A queste informazioni essenziali si aggiungono considerazioni sulla durata di conservazione prevista e sul numero di cicli di gelo e disgelo che il prodotto attraverserà nella sua vita commerciale. Sono dettagli che determinano in modo decisivo quale combinazione di materiale e adesivo sia davvero adatta per le tue etichette.

I materiali che reggono davvero

Per quanto riguarda il frontale, la scelta più affidabile è un materiale sintetico come il polipropilene o il polietilene, resistenti all’umidità, all’acqua di condensa, al freddo estremo, allo strappo e all’abrasione. Chi preferisce la carta per ragioni estetiche o di posizionamento del prodotto non deve necessariamente rinunciarci: la carta patinata resiste all’umidità molto meglio di una semplice carta non patinata e non protetta, anche se la sua idoneità va sempre valutata in funzione delle condizioni specifiche di conservazione e della durata del prodotto. La carta termica protetta è idonea all’uso su prodotti che cambiano spesso temperatura, come quelli da conservare in frigo, che possono essere estratti e riposti più volte.

Sul fronte dell’adesivo, le formulazioni a base di gomma o hot melt garantiscono buone proprietà di adesione su quasi tutte le superfici come cartone, plastica, vetro. Inoltre hanno una forza adesiva immediata, non contengono solventi e cristallizzano alle basse temperature.

L’acrilico è più stabile alle variazioni di temperatura rispetto agli adesivi a base gomma e mantiene le sue proprietà in un intervallo di temperature più ampio. È un’ottima scelta per applicazioni che richiedono resistenza sul lungo periodo e stabilità in ambienti con escursioni termiche.

Gli adesivi formulati per fare presa su superfici fredde o umide sono in grado di mantenere l’adesione anche a temperature estreme (-20°C, -50°C, fino a -100°C per applicazioni criogeniche). Esistono infatti soluzioni che aderiscono a superfici a temperature molto ridotte. Se invece prevedi di apporre l’etichetta a temperatura ambiente, è possibile utilizzare adesivi non così specializzati, ma è essenziale dare all’adesivo il tempo di aderire prima di trasferire il pack in freezer.

La scelta della formulazione specifica dell’adesivo dipende sempre dalle condizioni di applicazione: un adesivo pensato per superfici asciutte a temperatura ambiente non offre le stesse garanzie su un packaging appena uscito dal freezer.

Quindi, quali materiali dovresti scegliere per realizzare delle etichette idonee alla conservazione in frigo o in freezer? La risposta non è univoca: a consigliarti deve essere un etichettificio competente, in grado di assicurarti un’etichetta resistente e allo stesso tempo sicura per l’applicazione sugli alimenti.

Perché la verifica sul campo è indispensabile

Conoscere i fenomeni fisici in gioco e i materiali disponibili è necessario, ma non sufficiente per assicurarti di avere un’etichetta davvero funzionale. Ogni linea produttiva ha le sue variabili, che possono essere temperatura di applicazione, umidità dell’ambiente, tipo di superficie, ritmo dei cicli di conservazione… e queste si combinano in modo unico in ogni realtà industriale.

Per questo in BEL non ci limitiamo a utilizzare un materiale “standard” per le tue etichette: affianchiamo i produttori con campionature mirate e test specifici nelle condizioni reali di utilizzo, per validare la soluzione prima che entri in produzione. Perché un’etichetta che si stacca non è solo un problema estetico, ma è un prodotto che perde identità sullo scaffale e in frigo e, nei casi più critici, una confezione che non può essere venduta o che non verrà comunque acquistata.

I materiali che ti proponiamo sono tutti selezionati e prodotti nel rispetto delle normative vigenti. Dopo la produzione, passiamo a un’approfondita fase di testing dei prototipi, e solo una volta superata questa fase la tua etichetta sarà pronta per essere applicata in sicurezza.

Grazie al nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, ti garantiamo etichette funzionali per tutte le tue necessità. Con Easy LaBEL System hai sempre:

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Le inefficienze nella catena del freddo possono generare perdite significative durante trasporto e stoccaggio. Sapevi che si può arrivare a picchi stimati fino al 20–25% in alcune fasi logistiche? Questo significa che un sacco di cibo potrebbe andare sprecato a causa di un’errata movimentazione dei prodotti.

Tra le inefficienze, c’è anche l’utilizzo di etichette inadeguate, che staccandosi o deteriorandosi rendono i prodotti invendibili. Quindi non devi pensare solo a un freezer che si guasta, ma anche a variabili più sottili!

Per le etichette non si tratta infatti solo di resistere al freddo, ma anche di mantenere adesione, leggibilità e integrità nel tempo, nonostante un’esposizione continua a umidità, condensa e sbalzi termici. È facile comprendere che un’etichetta standard non può assolutamente assicurare performance di questo tipo.

Per questo, progettare un’etichetta per surgelati richiede un’attenzione particolare, perché combina le sfide di compatibilità dell’etichettatura alimentare a quelle dell’etichettatura ad alte performance.

A quali temperature si conservano i surgelati?

Come sappiamo tutti, i prodotti surgelati devono essere conservati a temperature molto basse e costanti. La normativa europea, a partire dalla Direttiva 89/108/CEE della Commissione europea, stabilisce come riferimento una temperatura di –18 °C o inferiori lungo tutta la catena del freddo.

Anche l’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare che fornisce valutazioni scientifiche indipendenti sui rischi legati agli alimenti, ribadisce che il mantenimento di queste temperature è essenziale per preservare sicurezza e qualità degli alimenti.

Va però considerato che l’etichetta dei prodotti surgelati è esposta non solo al freddo continuo, ma anche a condizioni variabili durante trasporto e movimentazione, dove possono verificarsi micro-sbalzi termici e la comparsa di condensa. Anche se queste condizioni di sbalzo non dovrebbero essere troppo intense per non compromettere l’integrità di conservazione dei cibi, vanno comunque tenute in considerazione per scegliere l’etichetta giusta.

Cosa succede se l’etichetta non è adeguata

Quando materiali e adesivi non sono progettati per resistere alle basse temperature, le criticità sull’etichetta emergono rapidamente e in modo visibile.

I problemi più frequenti riguardano il distacco dell’etichetta, soprattutto su superfici leggermente umide, il sollevamento dei bordi e la perdita di leggibilità. Questo significa che vengono compromessi anche codici a barre e dati importanti, con conseguenze dirette sulla tracciabilità, che possono portare il prodotto a non essere più commerciabile.

La temperatura di applicazione e quella di esercizio incidono in modo determinante sulle prestazioni degli adesivi. Un sistema progettato per la temperatura ambiente può non funzionare correttamente sottozero. È per questo che una delle variabili più importanti da considerare in fase di progettazione riguarda il momento dell’applicazione dell’etichetta.

Applicarla prima del congelamento consente all’adesivo di sviluppare correttamente la propria adesione su una superficie asciutta e stabile. È la soluzione più semplice e affidabile nella maggior parte dei casi.

L’applicazione dopo il congelamento è comunque possibile, ma richiede adesivi specifici, progettati per aderire anche su superfici fredde o leggermente ghiacciate. In questo caso è fondamentale distinguere tra temperatura minima di applicazione e temperatura di esercizio.

Quali materiali utilizzare per un’etichetta che resiste in freezer?

I materiali più utilizzati per i pack da surgelati sono ovviamente quelli in grado di mantenere stabilità, cioè non deteriorarsi, e resistenza all’umidità. Dal momento che si parla di packaging alimentare, è anche necessario assicurarsi che i materiali scelti per l’etichetta siano sempre a norma di legge e compatibili con l’utilizzo in questo ambito.

Per il frontale, i film plastici, come PE e PP, sono spesso tra i materiali preferiti perché conservano una buona flessibilità anche a basse temperature e resistono meglio alla condensa. Anche le carte possono essere utilizzate, ma richiedono trattamenti specifici e devono essere scelte in una combinazione adeguata con l’adesivo per evitare deformazioni o perdita di prestazioni.

Ancora più decisiva è la selezione dell’adesivo: nei surgelati si utilizzano spesso formulazioni hot melt a base gomma, apprezzate per l’elevata adesività iniziale anche su superfici difficili, ma temperatura ambiente. Quando l’applicazione deve essere fatta su prodotto già freddo o in ambienti sottozero, è invece necessario ricorrere ad adesivi specifici per basse temperature, progettati per aderire correttamente anche in condizioni critiche e mantenere la presa nel tempo.

Per quanto riguarda la stampa, non esistono veri e propri “inchiostri per freezer”, ma sistemi più o meno adatti: le tecnologie UV garantiscono una buona resistenza a umidità, abrasioni e sbalzi termici, mentre è importante evitare formulazioni o vernici troppo rigide che, irrigidendosi ancora di più al freddo, potrebbero compromettere la leggibilità o l’integrità dell’etichetta.

La performance dell’etichetta non dipende da un singolo elemento, ma dall’equilibrio tra supporto, adesivo e sistema di stampa, che devono essere progettati come un insieme coerente in funzione del ciclo di vita reale del packaging.

Quando deve essere applicata su prodotti surgelati, l’etichetta deve funzionare in condizioni che mettono alla prova ogni suo componente. Non è sufficiente che aderisca: deve rimanere stabile e leggibile lungo tutta la filiera, oltre ad essere compatibile con l’impiego in ambito alimentare.

Per questo motivo la progettazione non può essere standardizzata. Deve partire da un’analisi attenta delle condizioni reali di utilizzo, e solo così è possibile evitare problemi operativi e garantire continuità, qualità, tracciabilità e di conseguenza anche sicurezza degli alimenti.

Anche per le etichette che devono andare in freezer, noi di BEL possiamo fornire una soluzione progettata e testata con cura, perfettamente customizzata per l’uso che ne deve fare il cliente. Questo grazie al nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, che ci permette di fornire etichette sicure e ad alte prestazioni.

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Per chi produce o confeziona prodotti alimentari che devono essere sottoposti a un processo di pastorizzazione, l’etichetta è uno degli elementi che possono creare più problemi lungo la filiera. Se non è stata progettata per resistere alle condizioni reali del processo, che rende sicuri per il consumo gli alimenti ma che mette alla prova le confezioni, l’etichetta può addirittura rendere non commerciabile un prodotto.

I diversi tipi di pastorizzazione

La pastorizzazione non è un processo unico, ma può essere eseguita in diversi modi a seconda del prodotto da pastorizzare. Esistono tre principali tipologie di pastorizzazione, che si distinguono per temperatura e tempo di esposizione. La pastorizzazione bassa prevede il riscaldamento a 60-65°C per 30 minuti, e si usa solitamente per vino e birra (è infatti in grado di evitare di alterarne le caratteristiche organolettiche). La pastorizzazione alta porta il prodotto a 75-85°C per 2 o 3 minuti e la rapida arriva a 75-85°C per circa 15-20 secondi.

Anche le modalità e le tecnologie con cui viene eseguita la pastorizzazione sono di diverso tipo:

  • Immersione o spruzzo di acqua calda: il prodotto viene immerso in vasche o investito da getti d’acqua calda, garantendo una distribuzione uniforme del calore su tutta la superficie. È la soluzione preferita per i piatti pronti sottovuoto e per i prodotti confezionati in vetro.
  • Vapore o aria calda: il calore viene trasferito indirettamente attraverso vapore o aria riscaldata. È particolarmente indicato per imballaggi in plastica resistente al calore, o dove il contatto diretto con l’acqua potrebbe creare problemi.
  • Pastorizzazione in autoclave: sfrutta vapore o acqua in pressione per trattare gli alimenti in modo efficace e uniforme. È il metodo più utilizzato per contenitori in metallo o in vetro.

Questi dati non sono solo curiosità tecnica: per chi ha bisogno di un’etichetta, conoscere il tipo di pastorizzazione a cui sarà sottoposto il packaging è il punto di partenza per scegliere i materiali giusti e per evitare errori.

Prima o dopo? La domanda che cambia tutto

Oltre a quelle che abbiamo appena visto, una delle variabili più critiche nella progettazione di un’etichetta per prodotti pastorizzati è il momento di applicazione. In molti processi industriali, la pastorizzazione avviene dopo che il prodotto è già stato etichettato: questo significa che l’etichetta deve sopportare lo shock termico del riscaldamento, l’umidità del vapore, e poi il raffreddamento rapido, spesso su superfici già bagnate o in condizioni di condensa.

In altri casi, invece, l’etichetta viene applicata al prodotto già pastorizzato e raffreddato. In questo scenario i requisiti cambiano: il problema principale non è la resistenza al calore, ma la capacità di aderire su superfici fredde, umide o bagnate se l’etichetta deve essere applicata in tempi ristretti.

È essenziale chiarire questo punto sin dall’inizio del progetto con l’etichettificio. Una scelta sbagliata o un materiale non testato per le condizioni reali di applicazione possono tradursi in etichette che si sollevano, si staccano, si arricciano o diventano illeggibili durante o dopo il processo.

Le variabili da tenere sotto controllo

Oltre alla temperatura e al timing di applicazione, ci sono altre variabili che influenzano le prestazioni di un’etichetta quando deve sopportare lo stress della pastorizzazione:

  • Tipo di superficie del packaging: vetro, plastica rigida o film flessibile interagiscono in modo diverso con l’adesivo.
  • Umidità: è presente solo durante il processo termico o anche nelle fasi di raffreddamento e conservazione? È importantissimo saperlo.
  • Sbalzi termici: il ciclo riscaldamento-raffreddamento sollecita i materiali in modo significativo, soprattutto se ripetuto.
  • Detergenti: i contenitori vengono spesso lavati prima dell’etichettatura, e i residui di prodotti chimici possono compromettere l’adesione.

Quali sono i materiali più indicati per etichette resistenti alla pastorizzazione?

Una volta analizzato con attenzione tutto il ciclo di vita dell’etichetta, si può passare alla selezione dei materiali da utilizzare per realizzarla.

Per quanto riguarda il frontale, i film sintetici in polipropilene (PP) e polietilene (PE) sono generalmente preferiti alla carta, perché resistono all’umidità e tendono a non deformarsi con le variazioni di temperatura. Il PE ha una migliore adattabilità alle superfici curve, mentre il PP garantisce una resa cromatica superiore ed è adatto anche a finiture trasparenti per il cosiddetto “no-label look”. In alternativa ai film sintetici, anche le carte barrierate rappresentano una soluzione valida, ma vanno abbinate a una finitura corretta. La scelta tra verniciatura e plastificazione influisce in modo determinante sulla resistenza complessiva dell’etichetta nelle condizioni del processo.

Anche sul fronte dell’adesivo la scelta richiede una competenza elevata. Ad esempio, esistono delle tipologie di adesivi hot melt (cioè solidi a temperatura ambiente e in grado si sciogliersi e attivarsi con il calore) appositamente sviluppati per contesti come la pastorizzazione. Un adesivo UV-hot melt è molto performante e può garantire una buona adesione anche quando le etichette vengono applicate su superfici bagnate. Un’indicazione generale può essere quella di scegliere un adesivo a base gomma e non a base acqua, ma, come per il frontale, è necessario studiare approfonditamente i materiali per selezionarli.

L’inchiostro non fa eccezione: un’etichetta tecnicamente performante deve non solo avere un inchiostro compatibile con l’applicazione sugli alimenti ma anche mantenere la sua leggibilità dopo il processo di pastorizzazione. Inchiostri che sbiadiscono o frontali che si opacizzano sotto il calore possono rendere non conforme un prodotto che, dal punto di vista dell’adesione, funzionava perfettamente. Oltre all’inchiostro, anche la selezione della tecnologia di stampa è importante per assicurare un’etichetta resistente alla pastorizzazione.

Affidandosi a un etichettificio con un know-how approfondito, però, una cosa è certa: sarà possibile trovare sempre una soluzione adeguata alle proprie necessità.

Non esiste una soluzione universale per le etichette da pastorizzazione. Le variabili da considerare sono tante e richiedono una valutazione caso per caso. Ricorda: un etichettificio esperto non si limita a indicare un materiale standard da utilizzare, ma esegue campionature e test specifici nelle condizioni reali di utilizzo prima di avviare la produzione.

Noi di BEL, con il nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, lavoriamo per garantire sempre etichette sicure e ad alte prestazioni, e possiamo proporti delle soluzioni adeguate a resistere ai processi di pastorizzazione. Con Easi LaBEL System ti assicuriamo sempre:

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In azienda ogni fase del lavoro è interconnessa, e anche quella che può sembrare solo una semplice etichetta in realtà è tutt’altro che un dettaglio all’interno del flusso lavorativo. Se non è disponibile nel giusto momento e nelle giuste quantità, l’etichetta può infatti bloccare l’intera filiera.

Le aziende che lavorano con referenze soggette a scadenze, lanci a scaffale o normative stringenti come quelle dell’alimentare sanno che i tempi, se non rispettati, diventano un rischio concreto di generare problemi di diverso tipo.

Ecco cosa può accadere se il tuo etichettificio non rispetta le tempistiche a causa di imprevisti o gestioni poco attente del lavoro (e come metterti al riparo da questi rischi).

Ritardi produttivi e blocchi in linea La produzione è legata indissolubilmente a un flusso puntuale di materiali. Se le etichette per i tuoi prodotti non arrivano, tutto si ferma. Se sono state consegnate delle etichette sbagliate, una cosa da non fare è procedere con etichette provvisorie o incomplete nell’attesa che arrivino quelle corrette, assumendosi in questo modo rischi non banali di non conformità.

Il problema nasce spesso a monte: si sottovaluta il tempo necessario per finalizzare una bozza, validare un contenuto, ricevere il campione approvato delle etichette richieste. Se l’ordine viene gestito a ridosso della produzione, ogni ostacolo, anche il più piccolo, diventa un collo di bottiglia.

Errori nella bozza delle tue etichette: controllare è una tua responsabilità

Quando ricevi la bozza di un’etichetta, non dare per scontato che sia corretta in ogni dettaglio. Anche se l’etichettificio lavora con competenza, il controllo finale resta a carico del cliente, cioè della tua azienda, perché sei tu a sapere quali sono le informazioni da riportare, la dimensione dei marchi, l’altezza dei caratteri o altre variabili che devono essere rispettate.

Per questo sulle bozze trovi la dicitura “Visto, si stampi”: per dire che la bozza è stata controllata e approvata dal committente, e che quindi l’etichettificio è autorizzato a stamparla.

Hai verificato la leggibilità dei testi? Le informazioni obbligatorie sono tutte presenti? La grafica è aggiornata in base alle tue indicazioni? Le quantità, i codici a barre, le dichiarazioni nutrizionali sono coerenti?

Spesso per fare in fretta si approva senza un controllo approfondito, ma ogni svista può generare una non conformità. E correggerla a valle, cioè quando la stampa è già partita, è un problema molto più costoso, perché può voler dire richiamare i prodotti già a scaffale.

Nei settori strettamente regolamentati come alimentare, cosmetico o farmaceutico, l’etichetta è anche un documento legale. Deve riportare informazioni precise e aggiornate, coerenti con le normative di settore e con quanto comunicato nei documenti commerciali.

Un’etichetta incompleta o errata può comportare:

  • multe in fase di ispezione,
  • blocchi alla dogana per esportazione,
  • ritiro del prodotto dai punti vendita,
  • contenziosi legali con il distributore.

Le tempistiche strette spesso impediscono un controllo adeguato, ma è essenziale prevedere un tempo operativo sufficiente in modo che ogni attore, dal reparto qualità, al marketing, all’ufficio legale, possa fare la propria parte.

Il problema si fa più grave quando l’approvazione delle bozze arriva all’ultimo minuto o, peggio ancora, in ritardo. In questo caso, i margini per gestire modifiche, controlli e revisioni si azzerano. E aumenta il rischio per la tua azienda di ritrovarsi con errori sulle etichette.

Attenzione anche alla modifica dei quantitativi d’ordine: se aumenti le quantità di etichette che ti servono appena prima di andare in stampa, potrebbe non esserci abbastanza materia prima per soddisfare le tue esigenze. L’etichettificio, infatti, esegue i suoi approvvigionamenti sulla base degli accordi che avete preso.

Costi extra, urgenze e perdita di efficienza

Una gestione dell’etichetta fuori tempo genera una catena di conseguenze: gli invii delle nuove bozze si fanno sempre più urgenti, si producono delle tirature ridotte, ci si riduce a lavorare magari con orari proibitivi e spedizioni fuori contratto.

Un’etichetta non controllata con cura può portare a rifacimenti, sprechi, contestazioni. Peggio ancora: può invalidare una produzione già confezionata, rendendola invendibile. E può scontentare i clienti, portando nel peggiore dei casi a penali per la pubblicazione di informazioni fuorvianti.

Tutti costi evitabili se l’ordine fosse partito prima, con una bozza approvata senza fretta e accuratamente.

Prevedi i tempi di testing

Hai realizzato una nuova etichetta? Ricorda che devi avere anche il tempo di testarla. La fase di testing è essenziale per valutare non solo la resa ma anche le performance della tua etichetta, e bypassarla può mettere a rischio il risultato.

Soprattutto se lavori in un settore che richiede, ad esempio, che i tuoi prodotti vengano conservati in atmosfere particolari o proibitive, nel freezer o in ambienti umidi, devi dare all’etichettificio il tempo di fare delle valutazioni precise sul progetto che ti propone.

Come gestire al meglio tempistiche e controlli

Certo, un imprevisto sul lavoro può sempre capitare. Ma ci sono delle prassi che puoi mettere in atto per assicurarti di gestire nel modo più efficiente la produzione delle tue etichette:

  • Richiedi la bozza con adeguato margine di tempo: chiedere una bozza a ridosso della stampa di una grande tiratura non è una buona idea. L’ideale è che venga approvata con un anticipo sufficiente a fare i montaggi, produrre i cliché, eseguire gli ordini di produzione, occuparsi dell’approvvigionamento della materia prima e degli imballi… le cose da fare sono tante, la produzione non comincia e non finisce con la stampa: ci sono fasi che la precedono e altre che la seguono e per le quali vanno considerati i tempi tecnici necessari.
  • Per evitare errori, limita le richieste di modifiche ai casi assolutamente necessari. Se proprio devi eseguire delle variazioni, raccoglile in un unico pacchetto e passale tutte assieme all’etichettificio. Questo consentirà di avere tutti i dati sotto controllo e di limitare il rischio di imprecisioni.Ricorda: una volta richieste, le modifiche devono anche essere effettuate, e questo richiede a sua volta del tempo. Un continuo invio di comunicazioni di modifica all’etichettificio aumenta il rischio di errori, fa sprecare tempo al tuo team (che deve ricontrollare diverse bozze) e ti fa accumulare ritardi non recuperabili.
  • Definisci un processo interno di validazione: avere una procedura standard di controllo delle etichette ti aiuta a evitare imprevisti. Chi verifica i contenuti legali? Chi controlla la grafica? Chi approva l’aspetto commerciale? Formalizzare questi incarichi significa evitare che qualcosa sfugga.
    Anche una semplice checklist può evitare errori costosi!
  • Comunica bene con il tuo fornitore: se la bozza non è chiara, se c’è un dubbio sul colore o sulla disposizione di un testo, chiedi chiarimenti. Ricorda che la stampa non deve mai partire in assenza di un’approvazione scritta, puntuale e consapevole, ma che una volta che hai firmato il tuo ok non si torna indietro. Meglio una domanda in più oggi che una ristampa domani.
  • Pianifica gli ordini ricorrenti: se sai che un prodotto va ristampato ogni tre mesi, non aspettare ma anticipa l’ordine. Un etichettificio esperto ti aiuta a definire le scorte minime, i tempi tecnici e le soglie di riordino. Non serve correre ogni volta!

Come si fa a non ritrovarsi in difficoltà se ci sono degli imprevisti sul lavoro? Ci si deve far affiancare da partner qualificati e si deve avere un solido sistema organizzativo. Solo così è possibile “assorbire” eventuali ritardi senza mettere la produzione sotto stress.

Noi di BEL abbiamo sviluppato un know-how d’eccellenza nella progettazione e nella realizzazione di etichette. Dalla nostra esperienza è nato Easy LaBEL System, il sistema TUTTO incluso con cui gestiamo interamente il processo di creazione delle tue etichette in modo organizzato, trasparente e sicuro.

Grazie a Easy LaBEL System garantiamo per ogni etichetta non solo il rispetto delle tempistiche concordate, ma anche:

  • Consulenza e assistenza;
  • Selezione e test dei materiali;
  • Flessibilità e massima personalizzazione;
  • Ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • Sistema di controllo e gestione delle non conformità.

Un’etichetta che deve essere apposta su un prodotto fresco e un’etichetta per, ad esempio, dello scatolame di cibo secco possono essere uguali? Assolutamente no.

Le etichette per gli alimenti devono rispettare moltissime regole per essere considerate idonee al commercio. Non si tratta solo di normative relative ai contenuti scritti, che vengono disciplinati a livello nazionale o europeo, ma anche di direttive relative ai materiali che si possono utilizzare per la realizzazione delle etichette (e di tutto il packaging). E oltre a questo ci sono altre regole a cui è necessario fare attenzione: sono quelle del buon senso, che indicano le decisioni da prendere per assicurarsi di avere un’etichetta leggibile e resistente nelle condizioni in cui viene utilizzata.

L’ambiente di conservazione di un prodotto secco e di uno fresco sono completamente diversi tra loro, quindi è necessario che le etichette vengano progettate (e realizzate) in modo conforme a quello che sarà l’utilizzo che ne deve essere fatto.

A cosa devi fare attenzione se la tua etichetta deve andare in frigorifero? Ecco come evitare di scegliere un’etichetta inadeguata (e di dover ritirare le tue confezioni dal commercio…).

Cosa succede a un’etichetta in frigo?

Il frigorifero conserva al meglio ogni tipo di alimenti freschi, ma non si può dire che sia l’ambiente ideale per conservare ogni tipo di etichetta. Il problema principale di questo elettrodomestico è l’umidità che si forma al suo interno: un’etichetta di carta, ad esempio, si deteriora molto velocemente in un ambiente umido. Con il risultato di strapparsi facilmente o di diventare illeggibile.

E la condensa può anche fare sì che l’etichetta si stacchi, se l’adesivo non è resistente all’acqua o, peggio, se è idrosolubile.

Come ben sai, un alimento con un’etichetta mancante, rovinata o che non si legge è destinato a dover essere distrutto, perché non è possibile risalire alle informazioni utili per la sua tracciabilità, la sua scadenza o la sua composizione. E anche se fosse comunque leggibile, quindi in regola con le normative vigenti, è molto difficile che un cliente scelga di comprare una confezione con un’etichetta deteriorata.

La scelta dei materiali

Come abbiamo già detto poco sopra, una carta qualunque non è adeguata per realizzare delle etichette che resistano in frigorifero.

Tra i materiali più adatti per il frontale ci sono sicuramente quelli di derivazione plastica. Il polipropilene (PP), ad esempio, garantisce non solo resistenza all’umidità e alla condensa, ma è anche impermeabile e resistente alle basse temperature. Inoltre è un materiale che non teme le sollecitazioni meccaniche come urti o graffi, e quindi preserva la leggibilità dell’etichetta anche in caso di una movimentazione poco attenta delle confezioni.

Nessun timore nemmeno per la resa estetica dell’etichetta, perché il polipropilene può essere realizzato in moltissime finiture diverse, lisce, opache e anche trasparenti. Se si vuole realizzare una confezione più sostenibile, è possibile studiare delle etichette che vengano smaltite nella raccolta differenziata assieme al packaging su cui sono apposte.

Un altro materiale adatto alla conservazione in frigorifero sono le carte barrierate, le carte protette da un coating specifico e le carte cosiddette “anti-spappolo”, tutte disponibili in tantissime finiture diverse. Oppure è possibile trattare la carta con laminazioni e plastificazioni per aumentarne la resistenza all’umidità.

Quale adesivo utilizzare?

Non vanno evitati solo gli adesivi idrosolubili, ma anche quelli che non resistono alle basse temperature: quando un’etichetta deve essere apposta su un prodotto fresco da conservare in frigorifero, è opportuno optare per un adesivo acrilico se la superficie di applicazione è asciutta, mentre si deve preferire un adesivo a base gomma se la superficie è umida.

In particolare, si devono scegliere adesivi specificamente formulati per resistere a freddo e umidità combinati. Alcune colle, infatti, cristallizzano a temperature troppo basse, causando il distacco dell’etichetta.

Le soluzioni sul mercato sono moltissime, con adesivi testati per resistere addirittura a un range di temperatura da -40° a +70°: ovviamente se l’etichetta deve solo andare in frigorifero queste prestazioni non sono necessarie, e per questo è essenziale affidarsi a un etichettificio che analizzi con attenzione il prodotto e il suo ciclo di vita, in modo da proporre una soluzione altamente performante e studiata appositamente per ottimizzare i costi dell’etichetta, i suoi tempi di applicazione, la sua resistenza e tutte le prestazioni che deve garantire.

Attenzione alla stampa!

L’umidità può avere un effetto deleterio sulle etichette stampate perché quando la carta su cui sono stampate si screpola e si stacca rende illeggibili le informazioni riportate.

L’inchiostro scelto deve infatti essere compatibile con il materiale selezionato per il frontale dell’etichetta, che si tratti di polipropilene, poliestere o carta barrierata. Deve inoltre essere certificato per l’utilizzo in ambito alimentare, e in alcuni casi (ad esempio quando il prodotto da etichettare ha un alto contenuto di grassi) può anche essere necessario scegliere un inchiostro adeguato al contatto alimentare, che non si trasferisca sull’alimento.

Una volta selezionati tutti i materiali adeguati nel rispetto delle normative vigenti e superata la fase di testing dei prototipi, la tua etichetta sarà pronta per essere applicata sui prodotti da frigorifero e per resistere senza difficoltà.

Come si fa a rendere sempre veloce ed efficace questo processo? Noi di BEL, con il nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, ti garantiamo etichette belle, sicure e ad alte prestazioni anche per l’uso in frigorifero, che ti assicurano sempre:

  • consulenza e assistenza;
  • selezione e test dei materiali;
  • flessibilità e massima personalizzazione;
  • ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • sistema di controllo e gestione delle non conformità.