BEL – Bolzano – Produciamo etichette da 60 anni

Soluzioni a problemi specifici

Per chi produce o confeziona prodotti alimentari che devono essere sottoposti a un processo di pastorizzazione, l’etichetta è uno degli elementi che possono creare più problemi lungo la filiera. Se non è stata progettata per resistere alle condizioni reali del processo, che rende sicuri per il consumo gli alimenti ma che mette alla prova le confezioni, l’etichetta può addirittura rendere non commerciabile un prodotto.

I diversi tipi di pastorizzazione

La pastorizzazione non è un processo unico, ma può essere eseguita in diversi modi a seconda del prodotto da pastorizzare. Esistono tre principali tipologie di pastorizzazione, che si distinguono per temperatura e tempo di esposizione. La pastorizzazione bassa prevede il riscaldamento a 60-65°C per 30 minuti, e si usa solitamente per vino e birra (è infatti in grado di evitare di alterarne le caratteristiche organolettiche). La pastorizzazione alta porta il prodotto a 75-85°C per 2 o 3 minuti e la rapida arriva a 75-85°C per circa 15-20 secondi.

Anche le modalità e le tecnologie con cui viene eseguita la pastorizzazione sono di diverso tipo:

  • Immersione o spruzzo di acqua calda: il prodotto viene immerso in vasche o investito da getti d’acqua calda, garantendo una distribuzione uniforme del calore su tutta la superficie. È la soluzione preferita per i piatti pronti sottovuoto e per i prodotti confezionati in vetro.
  • Vapore o aria calda: il calore viene trasferito indirettamente attraverso vapore o aria riscaldata. È particolarmente indicato per imballaggi in plastica resistente al calore, o dove il contatto diretto con l’acqua potrebbe creare problemi.
  • Pastorizzazione in autoclave: sfrutta vapore o acqua in pressione per trattare gli alimenti in modo efficace e uniforme. È il metodo più utilizzato per contenitori in metallo o in vetro.

Questi dati non sono solo curiosità tecnica: per chi ha bisogno di un’etichetta, conoscere il tipo di pastorizzazione a cui sarà sottoposto il packaging è il punto di partenza per scegliere i materiali giusti e per evitare errori.

Prima o dopo? La domanda che cambia tutto

Oltre a quelle che abbiamo appena visto, una delle variabili più critiche nella progettazione di un’etichetta per prodotti pastorizzati è il momento di applicazione. In molti processi industriali, la pastorizzazione avviene dopo che il prodotto è già stato etichettato: questo significa che l’etichetta deve sopportare lo shock termico del riscaldamento, l’umidità del vapore, e poi il raffreddamento rapido, spesso su superfici già bagnate o in condizioni di condensa.

In altri casi, invece, l’etichetta viene applicata al prodotto già pastorizzato e raffreddato. In questo scenario i requisiti cambiano: il problema principale non è la resistenza al calore, ma la capacità di aderire su superfici fredde, umide o bagnate se l’etichetta deve essere applicata in tempi ristretti.

È essenziale chiarire questo punto sin dall’inizio del progetto con l’etichettificio. Una scelta sbagliata o un materiale non testato per le condizioni reali di applicazione possono tradursi in etichette che si sollevano, si staccano, si arricciano o diventano illeggibili durante o dopo il processo.

Le variabili da tenere sotto controllo

Oltre alla temperatura e al timing di applicazione, ci sono altre variabili che influenzano le prestazioni di un’etichetta quando deve sopportare lo stress della pastorizzazione:

  • Tipo di superficie del packaging: vetro, plastica rigida o film flessibile interagiscono in modo diverso con l’adesivo.
  • Umidità: è presente solo durante il processo termico o anche nelle fasi di raffreddamento e conservazione? È importantissimo saperlo.
  • Sbalzi termici: il ciclo riscaldamento-raffreddamento sollecita i materiali in modo significativo, soprattutto se ripetuto.
  • Detergenti: i contenitori vengono spesso lavati prima dell’etichettatura, e i residui di prodotti chimici possono compromettere l’adesione.

Quali sono i materiali più indicati per etichette resistenti alla pastorizzazione?

Una volta analizzato con attenzione tutto il ciclo di vita dell’etichetta, si può passare alla selezione dei materiali da utilizzare per realizzarla.

Per quanto riguarda il frontale, i film sintetici in polipropilene (PP) e polietilene (PE) sono generalmente preferiti alla carta, perché resistono all’umidità e tendono a non deformarsi con le variazioni di temperatura. Il PE ha una migliore adattabilità alle superfici curve, mentre il PP garantisce una resa cromatica superiore ed è adatto anche a finiture trasparenti per il cosiddetto “no-label look”. In alternativa ai film sintetici, anche le carte barrierate rappresentano una soluzione valida, ma vanno abbinate a una finitura corretta. La scelta tra verniciatura e plastificazione influisce in modo determinante sulla resistenza complessiva dell’etichetta nelle condizioni del processo.

Anche sul fronte dell’adesivo la scelta richiede una competenza elevata. Ad esempio, esistono delle tipologie di adesivi hot melt (cioè solidi a temperatura ambiente e in grado si sciogliersi e attivarsi con il calore) appositamente sviluppati per contesti come la pastorizzazione. Un adesivo UV-hot melt è molto performante e può garantire una buona adesione anche quando le etichette vengono applicate su superfici bagnate. Un’indicazione generale può essere quella di scegliere un adesivo a base gomma e non a base acqua, ma, come per il frontale, è necessario studiare approfonditamente i materiali per selezionarli.

L’inchiostro non fa eccezione: un’etichetta tecnicamente performante deve non solo avere un inchiostro compatibile con l’applicazione sugli alimenti ma anche mantenere la sua leggibilità dopo il processo di pastorizzazione. Inchiostri che sbiadiscono o frontali che si opacizzano sotto il calore possono rendere non conforme un prodotto che, dal punto di vista dell’adesione, funzionava perfettamente. Oltre all’inchiostro, anche la selezione della tecnologia di stampa è importante per assicurare un’etichetta resistente alla pastorizzazione.

Affidandosi a un etichettificio con un know-how approfondito, però, una cosa è certa: sarà possibile trovare sempre una soluzione adeguata alle proprie necessità.

Non esiste una soluzione universale per le etichette da pastorizzazione. Le variabili da considerare sono tante e richiedono una valutazione caso per caso. Ricorda: un etichettificio esperto non si limita a indicare un materiale standard da utilizzare, ma esegue campionature e test specifici nelle condizioni reali di utilizzo prima di avviare la produzione.

Noi di BEL, con il nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, lavoriamo per garantire sempre etichette sicure e ad alte prestazioni, e possiamo proporti delle soluzioni adeguate a resistere ai processi di pastorizzazione. Con Easi LaBEL System ti assicuriamo sempre:

  • Consulenza e assistenza;
  • Selezione e test dei materiali;
  • Flessibilità e massima personalizzazione;
  • Ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • Sistema di controllo e gestione delle non conformità.

In azienda ogni fase del lavoro è interconnessa, e anche quella che può sembrare solo una semplice etichetta in realtà è tutt’altro che un dettaglio all’interno del flusso lavorativo. Se non è disponibile nel giusto momento e nelle giuste quantità, l’etichetta può infatti bloccare l’intera filiera.

Le aziende che lavorano con referenze soggette a scadenze, lanci a scaffale o normative stringenti come quelle dell’alimentare sanno che i tempi, se non rispettati, diventano un rischio concreto di generare problemi di diverso tipo.

Ecco cosa può accadere se il tuo etichettificio non rispetta le tempistiche a causa di imprevisti o gestioni poco attente del lavoro (e come metterti al riparo da questi rischi).

Ritardi produttivi e blocchi in linea La produzione è legata indissolubilmente a un flusso puntuale di materiali. Se le etichette per i tuoi prodotti non arrivano, tutto si ferma. Se sono state consegnate delle etichette sbagliate, una cosa da non fare è procedere con etichette provvisorie o incomplete nell’attesa che arrivino quelle corrette, assumendosi in questo modo rischi non banali di non conformità.

Il problema nasce spesso a monte: si sottovaluta il tempo necessario per finalizzare una bozza, validare un contenuto, ricevere il campione approvato delle etichette richieste. Se l’ordine viene gestito a ridosso della produzione, ogni ostacolo, anche il più piccolo, diventa un collo di bottiglia.

Errori nella bozza delle tue etichette: controllare è una tua responsabilità

Quando ricevi la bozza di un’etichetta, non dare per scontato che sia corretta in ogni dettaglio. Anche se l’etichettificio lavora con competenza, il controllo finale resta a carico del cliente, cioè della tua azienda, perché sei tu a sapere quali sono le informazioni da riportare, la dimensione dei marchi, l’altezza dei caratteri o altre variabili che devono essere rispettate.

Per questo sulle bozze trovi la dicitura “Visto, si stampi”: per dire che la bozza è stata controllata e approvata dal committente, e che quindi l’etichettificio è autorizzato a stamparla.

Hai verificato la leggibilità dei testi? Le informazioni obbligatorie sono tutte presenti? La grafica è aggiornata in base alle tue indicazioni? Le quantità, i codici a barre, le dichiarazioni nutrizionali sono coerenti?

Spesso per fare in fretta si approva senza un controllo approfondito, ma ogni svista può generare una non conformità. E correggerla a valle, cioè quando la stampa è già partita, è un problema molto più costoso, perché può voler dire richiamare i prodotti già a scaffale.

Nei settori strettamente regolamentati come alimentare, cosmetico o farmaceutico, l’etichetta è anche un documento legale. Deve riportare informazioni precise e aggiornate, coerenti con le normative di settore e con quanto comunicato nei documenti commerciali.

Un’etichetta incompleta o errata può comportare:

  • multe in fase di ispezione,
  • blocchi alla dogana per esportazione,
  • ritiro del prodotto dai punti vendita,
  • contenziosi legali con il distributore.

Le tempistiche strette spesso impediscono un controllo adeguato, ma è essenziale prevedere un tempo operativo sufficiente in modo che ogni attore, dal reparto qualità, al marketing, all’ufficio legale, possa fare la propria parte.

Il problema si fa più grave quando l’approvazione delle bozze arriva all’ultimo minuto o, peggio ancora, in ritardo. In questo caso, i margini per gestire modifiche, controlli e revisioni si azzerano. E aumenta il rischio per la tua azienda di ritrovarsi con errori sulle etichette.

Attenzione anche alla modifica dei quantitativi d’ordine: se aumenti le quantità di etichette che ti servono appena prima di andare in stampa, potrebbe non esserci abbastanza materia prima per soddisfare le tue esigenze. L’etichettificio, infatti, esegue i suoi approvvigionamenti sulla base degli accordi che avete preso.

Costi extra, urgenze e perdita di efficienza

Una gestione dell’etichetta fuori tempo genera una catena di conseguenze: gli invii delle nuove bozze si fanno sempre più urgenti, si producono delle tirature ridotte, ci si riduce a lavorare magari con orari proibitivi e spedizioni fuori contratto.

Un’etichetta non controllata con cura può portare a rifacimenti, sprechi, contestazioni. Peggio ancora: può invalidare una produzione già confezionata, rendendola invendibile. E può scontentare i clienti, portando nel peggiore dei casi a penali per la pubblicazione di informazioni fuorvianti.

Tutti costi evitabili se l’ordine fosse partito prima, con una bozza approvata senza fretta e accuratamente.

Prevedi i tempi di testing

Hai realizzato una nuova etichetta? Ricorda che devi avere anche il tempo di testarla. La fase di testing è essenziale per valutare non solo la resa ma anche le performance della tua etichetta, e bypassarla può mettere a rischio il risultato.

Soprattutto se lavori in un settore che richiede, ad esempio, che i tuoi prodotti vengano conservati in atmosfere particolari o proibitive, nel freezer o in ambienti umidi, devi dare all’etichettificio il tempo di fare delle valutazioni precise sul progetto che ti propone.

Come gestire al meglio tempistiche e controlli

Certo, un imprevisto sul lavoro può sempre capitare. Ma ci sono delle prassi che puoi mettere in atto per assicurarti di gestire nel modo più efficiente la produzione delle tue etichette:

  • Richiedi la bozza con adeguato margine di tempo: chiedere una bozza a ridosso della stampa di una grande tiratura non è una buona idea. L’ideale è che venga approvata con un anticipo sufficiente a fare i montaggi, produrre i cliché, eseguire gli ordini di produzione, occuparsi dell’approvvigionamento della materia prima e degli imballi… le cose da fare sono tante, la produzione non comincia e non finisce con la stampa: ci sono fasi che la precedono e altre che la seguono e per le quali vanno considerati i tempi tecnici necessari.
  • Per evitare errori, limita le richieste di modifiche ai casi assolutamente necessari. Se proprio devi eseguire delle variazioni, raccoglile in un unico pacchetto e passale tutte assieme all’etichettificio. Questo consentirà di avere tutti i dati sotto controllo e di limitare il rischio di imprecisioni.Ricorda: una volta richieste, le modifiche devono anche essere effettuate, e questo richiede a sua volta del tempo. Un continuo invio di comunicazioni di modifica all’etichettificio aumenta il rischio di errori, fa sprecare tempo al tuo team (che deve ricontrollare diverse bozze) e ti fa accumulare ritardi non recuperabili.
  • Definisci un processo interno di validazione: avere una procedura standard di controllo delle etichette ti aiuta a evitare imprevisti. Chi verifica i contenuti legali? Chi controlla la grafica? Chi approva l’aspetto commerciale? Formalizzare questi incarichi significa evitare che qualcosa sfugga.
    Anche una semplice checklist può evitare errori costosi!
  • Comunica bene con il tuo fornitore: se la bozza non è chiara, se c’è un dubbio sul colore o sulla disposizione di un testo, chiedi chiarimenti. Ricorda che la stampa non deve mai partire in assenza di un’approvazione scritta, puntuale e consapevole, ma che una volta che hai firmato il tuo ok non si torna indietro. Meglio una domanda in più oggi che una ristampa domani.
  • Pianifica gli ordini ricorrenti: se sai che un prodotto va ristampato ogni tre mesi, non aspettare ma anticipa l’ordine. Un etichettificio esperto ti aiuta a definire le scorte minime, i tempi tecnici e le soglie di riordino. Non serve correre ogni volta!

Come si fa a non ritrovarsi in difficoltà se ci sono degli imprevisti sul lavoro? Ci si deve far affiancare da partner qualificati e si deve avere un solido sistema organizzativo. Solo così è possibile “assorbire” eventuali ritardi senza mettere la produzione sotto stress.

Noi di BEL abbiamo sviluppato un know-how d’eccellenza nella progettazione e nella realizzazione di etichette. Dalla nostra esperienza è nato Easy LaBEL System, il sistema TUTTO incluso con cui gestiamo interamente il processo di creazione delle tue etichette in modo organizzato, trasparente e sicuro.

Grazie a Easy LaBEL System garantiamo per ogni etichetta non solo il rispetto delle tempistiche concordate, ma anche:

  • Consulenza e assistenza;
  • Selezione e test dei materiali;
  • Flessibilità e massima personalizzazione;
  • Ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • Sistema di controllo e gestione delle non conformità.

Un’etichetta che deve essere apposta su un prodotto fresco e un’etichetta per, ad esempio, dello scatolame di cibo secco possono essere uguali? Assolutamente no.

Le etichette per gli alimenti devono rispettare moltissime regole per essere considerate idonee al commercio. Non si tratta solo di normative relative ai contenuti scritti, che vengono disciplinati a livello nazionale o europeo, ma anche di direttive relative ai materiali che si possono utilizzare per la realizzazione delle etichette (e di tutto il packaging). E oltre a questo ci sono altre regole a cui è necessario fare attenzione: sono quelle del buon senso, che indicano le decisioni da prendere per assicurarsi di avere un’etichetta leggibile e resistente nelle condizioni in cui viene utilizzata.

L’ambiente di conservazione di un prodotto secco e di uno fresco sono completamente diversi tra loro, quindi è necessario che le etichette vengano progettate (e realizzate) in modo conforme a quello che sarà l’utilizzo che ne deve essere fatto.

A cosa devi fare attenzione se la tua etichetta deve andare in frigorifero? Ecco come evitare di scegliere un’etichetta inadeguata (e di dover ritirare le tue confezioni dal commercio…).

Cosa succede a un’etichetta in frigo?

Il frigorifero conserva al meglio ogni tipo di alimenti freschi, ma non si può dire che sia l’ambiente ideale per conservare ogni tipo di etichetta. Il problema principale di questo elettrodomestico è l’umidità che si forma al suo interno: un’etichetta di carta, ad esempio, si deteriora molto velocemente in un ambiente umido. Con il risultato di strapparsi facilmente o di diventare illeggibile.

E la condensa può anche fare sì che l’etichetta si stacchi, se l’adesivo non è resistente all’acqua o, peggio, se è idrosolubile.

Come ben sai, un alimento con un’etichetta mancante, rovinata o che non si legge è destinato a dover essere distrutto, perché non è possibile risalire alle informazioni utili per la sua tracciabilità, la sua scadenza o la sua composizione. E anche se fosse comunque leggibile, quindi in regola con le normative vigenti, è molto difficile che un cliente scelga di comprare una confezione con un’etichetta deteriorata.

La scelta dei materiali

Come abbiamo già detto poco sopra, una carta qualunque non è adeguata per realizzare delle etichette che resistano in frigorifero.

Tra i materiali più adatti per il frontale ci sono sicuramente quelli di derivazione plastica. Il polipropilene (PP), ad esempio, garantisce non solo resistenza all’umidità e alla condensa, ma è anche impermeabile e resistente alle basse temperature. Inoltre è un materiale che non teme le sollecitazioni meccaniche come urti o graffi, e quindi preserva la leggibilità dell’etichetta anche in caso di una movimentazione poco attenta delle confezioni.

Nessun timore nemmeno per la resa estetica dell’etichetta, perché il polipropilene può essere realizzato in moltissime finiture diverse, lisce, opache e anche trasparenti. Se si vuole realizzare una confezione più sostenibile, è possibile studiare delle etichette che vengano smaltite nella raccolta differenziata assieme al packaging su cui sono apposte.

Un altro materiale adatto alla conservazione in frigorifero sono le carte barrierate, le carte protette da un coating specifico e le carte cosiddette “anti-spappolo”, tutte disponibili in tantissime finiture diverse. Oppure è possibile trattare la carta con laminazioni e plastificazioni per aumentarne la resistenza all’umidità.

Quale adesivo utilizzare?

Non vanno evitati solo gli adesivi idrosolubili, ma anche quelli che non resistono alle basse temperature: quando un’etichetta deve essere apposta su un prodotto fresco da conservare in frigorifero, è opportuno optare per un adesivo acrilico se la superficie di applicazione è asciutta, mentre si deve preferire un adesivo a base gomma se la superficie è umida.

In particolare, si devono scegliere adesivi specificamente formulati per resistere a freddo e umidità combinati. Alcune colle, infatti, cristallizzano a temperature troppo basse, causando il distacco dell’etichetta.

Le soluzioni sul mercato sono moltissime, con adesivi testati per resistere addirittura a un range di temperatura da -40° a +70°: ovviamente se l’etichetta deve solo andare in frigorifero queste prestazioni non sono necessarie, e per questo è essenziale affidarsi a un etichettificio che analizzi con attenzione il prodotto e il suo ciclo di vita, in modo da proporre una soluzione altamente performante e studiata appositamente per ottimizzare i costi dell’etichetta, i suoi tempi di applicazione, la sua resistenza e tutte le prestazioni che deve garantire.

Attenzione alla stampa!

L’umidità può avere un effetto deleterio sulle etichette stampate perché quando la carta su cui sono stampate si screpola e si stacca rende illeggibili le informazioni riportate.

L’inchiostro scelto deve infatti essere compatibile con il materiale selezionato per il frontale dell’etichetta, che si tratti di polipropilene, poliestere o carta barrierata. Deve inoltre essere certificato per l’utilizzo in ambito alimentare, e in alcuni casi (ad esempio quando il prodotto da etichettare ha un alto contenuto di grassi) può anche essere necessario scegliere un inchiostro adeguato al contatto alimentare, che non si trasferisca sull’alimento.

Una volta selezionati tutti i materiali adeguati nel rispetto delle normative vigenti e superata la fase di testing dei prototipi, la tua etichetta sarà pronta per essere applicata sui prodotti da frigorifero e per resistere senza difficoltà.

Come si fa a rendere sempre veloce ed efficace questo processo? Noi di BEL, con il nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, ti garantiamo etichette belle, sicure e ad alte prestazioni anche per l’uso in frigorifero, che ti assicurano sempre:

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  • selezione e test dei materiali;
  • flessibilità e massima personalizzazione;
  • ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • sistema di controllo e gestione delle non conformità.

Sono una scelta elegante che permette di valorizzare i prodotti più “belli da vedere” e di renderli premium agli occhi dei potenziali clienti, facendoli scegliere tra le altre alternative a scaffale: per questo le etichette trasparenti vengono scelte prevalentemente per le confezioni di alimenti e in alcuni casi anche per i cosmetici.

Ma sono anche una scelta che può nascondere delle insidie e che richiede una particolare attenzione in fase di progettazione e di realizzazione.

Ecco gli errori che devi assolutamente evitare se vuoi che le tue etichette trasparenti siano non solo funzionali ma anche esteticamente impeccabili.

Scegliere i materiali sbagliati

Non tutti i materiali adesivi hanno lo stesso grado di trasparenza. Ad esempio, i film in PE sono meno trasparenti di quelli in PP. Lo stesso vale per diversi tipi di adesivi: gli hotmelt lo sono molto meno degli acrilici.

Se si vuole avere delle etichette con una trasparenza il più possibile cristallina, bisogna scegliere i materiali adatti: esistono combinazioni di frontali, adesivi e supporto siliconato, chiamati generalmente “clear on clear”, che danno un effetto “no label look”. Questo significa che non fanno percepire al cliente finale la presenza dell’etichetta, perché sembra che la stampa sia stata fatta direttamente sul contenitore. Generalmente questa è una scelta apprezzata per le bottiglie di alcolici oppure per i profumi.

Sottovalutare l’importanza del contrasto e dei font

Uno degli errori più comuni è non considerare adeguatamente il contrasto tra il testo dell’etichetta e il colore del prodotto. Se, ad esempio, la confezione da etichettare contiene un prodotto di colore chiaro, è necessario che i testi sull’etichetta vengano scritti con un inchiostro scuro.

Anche la scelta del font è cruciale per garantire la leggibilità. Sono quindi da evitare caratteri troppo elaborati o decorativi che possono risultare difficili da leggere su superfici trasparenti. Optare per font semplici come Arial o Helvetica, che offrono una maggiore chiarezza visiva, può essere una scelta intelligente. Inoltre, ci si deve sempre assicurare che la dimensione del carattere sia sufficientemente grande da garantire che le informazioni siano facilmente leggibili.

Quindi un’etichetta trasparente sarà per forza noiosa e poco creativa? Assolutamente no: le combinazioni di colori e font utilizzabili sono sempre moltissime e, se ci si rivolge a un partner esperto e qualificato, sarà sicuramente possibile avere un’etichetta trasparente che non passa affatto inosservata.

Trascurare la qualità della stampa

La qualità della stampa è fondamentale per tutte le etichette, e in particolar modo per quelle trasparenti. Un errore che devi assolutamente evitare è quello di utilizzare inchiostri o tecniche di stampa che non aderiscono bene al materiale trasparente che hai scelto per le tue etichette. Questo può causare sbavature o sbiadimenti nel tempo.

È importante collaborare con un fornitore di etichette che non solo utilizzi tecnologie di stampa avanzate ma che soprattutto sia in grado di selezionare gli inchiostri adatti ai materiali trasparenti. Solo così potrai assicurarti che l’etichetta mantenga la sua qualità e leggibilità nel tempo.

Ad esempio, per garantire il contrasto necessario alla lettura, sotto le parti stampate dell’etichetta è sempre necessario uno strato di bianco coprente; a volte serve addirittura un doppio strato.

Si può stampare il bianco solo sotto gli altri colori. A volte quindi è necessario fare una sezione dell’etichetta a fondo bianco per avere uno sfondo con contrasto sufficiente nel caso il cliente debba sovrastampare informazioni variabili, come lotto di produzione, peso della confezione, barcode…

L’unico caso nel quale non serve lo sfondo bianco, è quando si applica l’etichetta trasparente su un contenitore bianco, una scelta che spesso si fa nei prodotti cosmetici o in quelli per la cura della persona e della casa.

Sovraccaricare l’etichetta con troppe informazioni

Il bello di un’etichetta trasparente è proprio il suo aspetto minimal e il fatto che lascia pregustare il prodotto che sta personalizzando. Quindi non devi assolutamente commettere l’errore di cercare di inserire troppe informazioni sull’etichetta trasparente, soprattutto se è di dimensioni ridotte.

È molto più facile, putroppo, rendere confusa e difficile da leggere un’etichetta che non ha uno sfondo a contrasto, come le semplici etichette bianche con testi stampati in nero. Per questo è importante mantenere un design pulito e ordinato, concentrandosi sulle informazioni essenziali e utilizzando elementi grafici selezionati con cura per migliorare la comprensione del prodotto. Organizzare le informazioni in modo logico e chiaro aiuta i consumatori a trovare rapidamente ciò di cui hanno bisogno. E poi, come ti spieghiamo al prossimo punto, devi tenere conto delle informazioni che non puoi assolutamente omettere…

Ignorare le normative legali

Questo è un principio che vale per tutte le etichette, e quelle trasparenti non possono fare eccezioni. Soprattutto se lavori nel settore alimentare, sai che le etichette per i tuoi prodotti devono rispettare normative specifiche riguardanti le informazioni obbligatorie da riportare: quindi non puoi assolutamente pensare di omettere qualche informazione perché magari “rovina” la resa grafica della tua etichetta!

Assicurarsi che tutte le informazioni richieste dalle normative vigenti siano presenti e facilmente accessibili al consumatore è fondamentale per evitare problemi legali e mantenere la fiducia dei clienti nei tuoi prodotti e nella tua azienda.

Non pensare alle modalità d’applicazione dell’etichetta

Anche l’applicazione deve essere studiata con attenzione. Se le etichette trasparenti vengono applicate a mano, non c’è problema; se invece vengono applicate in automatico, l’applicatore utilizzato dovrà avere un sensore che “legge” la differenza di spessore.

La maggior parte degli applicatori sono dotati di una fotocellula che legge la differenza di trasparenza, che però evidentemente non funziona nel caso di un’etichetta trasparente. È essenziale informare il produttore delle etichette sulle modalità di applicazione, oppure, si rischia di non poter usare le etichette ordinate una volta pronte.

Se non è possibile o è troppo costoso dotare l’applicatore dei sensori adatti, ci sono altre possibilità da valutare: si può ad esempio stampare sul retro del supporto siliconato una sezione in colore nero o grigio scuro, in corrispondenza dell’interspazio oppure dell’intera etichetta.

Non testare l’etichetta sul prodotto finale

Questo è uno degli errori più critici che puoi fare: non testare l’etichetta sulla confezione del tuo prodotto prima di avviare la produzione in serie può rivelarsi un boomerang per le tue vendite.

Le variabili come il colore del prodotto, la forma del contenitore e le condizioni ambientali possono influenzare notevolmente l’aspetto e la tenuta dell’etichetta una volta applicata. Effettuare test su campioni reali aiuta a identificare eventuali problemi di leggibilità o estetica prima che diventino un problema su larga scala.

Vorresti delle etichette trasparenti per i tuoi packaging ma hai paura di commettere degli errori nella loro realizzazione?

Noi di BEL possiamo aiutarti: con il nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, ti garantiamo etichette perfettamente leggibili, belle, sicure e resistenti, che ti assicurano sempre:

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Acquisteresti un prodotto alimentare o cosmetico con un’etichetta unta? Sicuramente no, anche perché molto spesso quando le etichette si ungono si deteriorano irrimediabilmente. In questo caso, la sorte di quel prodotto è segnata: verrà buttato senza poter essere utilizzato. Uno spreco che si sarebbe potuto evitare semplicemente scegliendo per la confezione un’etichetta resistente all’olio.

Se vuoi che i tuoi prodotti abbiano sempre etichette efficienti e leggibili anche nel caso in cui queste vengano in contatto con sostanze oleose, ecco a cosa devi fare attenzione.

Gli effetti dell’olio sulle tue etichette

Quando un’etichetta entra in contatto con l’olio possono verificarsi diversi problemi che non solo compromettono l’estetica del prodotto, ma possono anche rendere illeggibili informazioni cruciali come ingredienti, avvertenze o date di scadenza.

Questo soprattutto nel settore alimentare è un serio problema. Ma anche nel caso dei cosmetici la situazione non è molto diversa: se non è possibile leggere le indicazioni d’uso o la composizione di una crema idratante, ad esempio, non ci si sente del tutto sicuri a utilizzarla.

Il contatto con una sostanza oleosa può comportare:

  • il distacco dell’etichetta dalla confezione, se l’olio neutralizza l’adesivo
  • lo sbiadimento o la totale cancellazione delle informazioni stampate, se l’olio interagisce con l’inchiostro
  • il deterioramento del frontale dell’etichetta, se l’olio lo inzuppa
  • la comparsa di macchie e aloni, se l’olio viene assorbito ma non distrugge completamente l’etichetta.

L’ultimo di questi effetti è sicuramente il meno grave, ma è comunque difficile che chi trova su uno scaffale un prodotto con un’etichetta macchiata o piena di aloni decida di acquistare esattamente quella confezione.

Per metterti al riparo da questi rischi, se sai che i tuoi prodotti potrebbero venire in contatto con sostanze oleose è necessario studiare ogni “ingrediente” delle tue etichette per assicurarti la massima resistenza.

1. Il frontale

Ci sono diverse soluzioni per realizzare il frontale di un’etichetta che non tema gli effetti dell’olio, e che sia quindi definibile oleorepellente.

Le materie plastiche, in questo caso, garantiscono ottimi risultati, assicurando un’ottima resistenza, oltre che una lunga durata, all’etichetta. Polipropilene (PP), polietilene ad alta densità (HDPE) e poliestere (PET), ad esempio, offrono una buona resistenza non solo contro l’olio ma anche contro l’umidità.

Ma non è per forza necessario rinunciare alla carta: ne esistono infatti alcune trattate appositamente per renderle impermeabili a grassi vegetali e non. Queste carte specifiche resistono anche all’acqua, e generalmente sono piuttosto spesse. Possono avere una finitura opaca o lucida a seconda delle tue esigenze.  

Quindi non temere: per avere un’etichetta ad alte prestazioni e resistente all’olio non è necessario rinunciare all’estetica. Potrai comunque dotarti di una soluzione che ti soddisfa anche per il suo aspetto.

2. L’adesivo

Qualunque tipo di adesivo liposolubile, vale a dire che si scioglie con l’olio o il grasso, deve essere evitato se non vuoi che la tua etichetta si stacchi quando viene in contatto con una sostanza oleosa.

Meglio quindi optare per adesivi acrilici o in gomma sintetica. La ricerca in questo settore è sempre molto attiva per trovare soluzioni in grado di risparmiare tempo e offrire ottime prestazioni. Un esempio? Ci sono degli adesivi speciali in grado di assorbire l’olio e di aderire perfettamente alla superficie: sono adatti alle situazioni in cui la superficie deve essere sgrassata prima dell’applicazione dell’etichetta.

Come si realizza un’etichetta resistente all’olio?

Una volta selezionati i materiali più adatti per la tua etichetta resistente all’olio è necessario passare alla fase di testing.

L’etichetta deve quindi essere applicata sulla superficie e sottoposta a tutte le sollecitazioni alle quali deve resistere, per valutarne le performance e stabilire se sono adeguate.

Attenzione: ovviamente bisogna tenere sempre in considerazione le normative vigenti per il settore di utilizzo dell’etichetta! Se infatti deve essere applicata su un alimento, non è possibile scegliere dei materiali qualunque basandosi solo sulle performance, ma è essenziale valutare la conformità all’utilizzo alimentare delle materie prime selezionate. Il rischio è di mettere a repentaglio la sicurezza dei consumatori, quindi non deve assolutamente essere sottovalutato.

Le normative relative al packaging sono in continua evoluzione, quindi è necessario mantenersi sempre informati per non rischiare di dotarsi di un’etichetta “fuorilegge”, che può comportare il ritiro dei prodotti dal commercio.

Se i tuoi prodotti devono essere esportati all’estero, poi, l’attenzione deve essere ancora maggiore. Negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono delle sostanze che non possono essere utilizzate per la realizzazione delle carte antiolio (si tratta delle PFAS, o sostanze perfluoroalchiliche, una famiglia di composti chimici utilizzati nell’industria), e quindi non è possibile utilizzare le carte che le contengono neanche per i frontali delle etichette. Quando queste vengono apposte su superfici in vetro o alluminio la migrazione delle PFAS verso il prodotto è impossibile, ma una bottiglietta in plastica potrebbe non essere una barriera altrettanto insuperabile.

Al momento la messa al bando delle PFAS è entrata in vigore solo in un numero ristretto di stati americani, ma questo provvedimento potrebbe sfociare in un futuro regolamento valido in tutti gli USA.

Per questo devi affidarti a un partner esperto per la realizzazione delle tue etichette, o potresti commettere (seppur in buona fede!) degli errori madornali, che farebbero ritirare i tuoi prodotti dalla distribuzione.

Noi di BEL, con il nostro esclusivo processo di progettazione e realizzazione Easy LaBEL System, ti garantiamo etichette sicure e perfomanti, che ti assicurano sempre:

  • Consulenza e assistenza;
  • Selezione e test dei materiali;
  • Flessibilità e massima personalizzazione;
  • Ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • Sistema di controllo e gestione delle non conformità.

È un modo di dire un po’ datato, ma va sempre tenuto a mente: “Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione.

Questo detto si applica alla perfezione alle tue etichette, perché nella maggior parte dei casi sono il primo “contatto” che un potenziale cliente ha con il tuo prodotto e di conseguenza anche con la tua azienda. Prima ancora di provare il prodotto, l’acquirente decide infatti di comprarlo anche in base alla sua confezione. Per questo è essenziale non commettere errori sulle tue etichette, o potresti compromettere non solo le vendite ma addirittura l’immagine della tua azienda!

Ecco alcuni errori che devi assolutamente evitare se vuoi che le tue etichette siano un ottimo biglietto da visita per la tua azienda.

Etichette stampate male

Un’immagine sfocata o, ancora peggio, un testo difficile da leggere su un’etichetta sono un deterrente importante all’acquisto di quel prodotto. Il cliente potenziale, infatti, si chiede: “Se quest’azienda non ha messo alcuna attenzione nella realizzazione dell’etichetta, è possibile che non metta cura nemmeno nella realizzazione del prodotto?”.

Quando si realizza un’etichetta, soprattutto per grandi tirature, è essenziale progettare con attenzione la grafica, effettuando delle prove colore per essere certi che tutto sia a fuoco e leggibile.

Ricorda sempre che la concorrenza è moltissima sul mercato di oggi, quindi il tuo cliente può facilmente comprare altrove quello che gli offri tu. E se non riesce nemmeno a leggere bene la tua etichetta, stai certo che si rivolgerà ai tuoi competitor.

Etichette che si distruggono

La scelta del materiale migliore per realizzare un’etichetta deve essere fatta con attenzione. Le variabili da tenere in considerazione sono infatti moltissime, e spesso può darsi che il materiale che vorresti tanto utilizzare non sia abbastanza resistente per sopportare le sollecitazioni a cui è sottoposta la confezione del tuo prodotto. Il risultato è che ti troveresti in mano un’etichetta che si deteriora prima del tempo, diventando non solo inutile ma anche dannosa, perché dà l’idea che il prodotto su cui è apposta non sia stato conservato come si dovrebbe.

Che fare per evitare questo problema? Richiedi la consulenza di un etichettificio esperto: con la sua conoscenza dei materiali, saprà trovare per te una soluzione che ti soddisfi sia nell’estetica che nelle performance, e che tu prima non conoscevi. L’innovazione è continua nel mondo del packaging, quindi è importante affidarsi a un produttore di etichette sempre aggiornato su materiali e prestazioni.

Etichette non conformi alle normative

Il packaging deve rispettare regole sempre più stringenti per essere idoneo al commercio. Se le tue etichette non sono conformi, dovrai ritirare dal mercato i prodotti su cui sono apposte. Con il rischio di un enorme danno d’immagine per la tua azienda, che potrebbe passare per disonesta anche solo per un errore commesso nella realizzazione di un’etichetta.

Un esempio? Se sono stati usati materiali potenzialmente dannosi per la tua etichetta, e tu non lo sai, ti ritrovi comunque in mano un prodotto non conforme.

Per fortuna anche questo tipo di rischio si può evitare: affidandoti a un fornitore di etichette certificato BRC hai la sicurezza di ricevere solo etichette perfettamente sicure, e puoi anche rendere più semplice l’internazionalizzazione dei tuoi prodotti, perché gli standard qualitativi richiesti dalla certificazione BRC sono riconosciuti a livello internazionale.

Ti è mai capitato che un fornitore commettesse uno di questi errori sulle tue etichette? Allora sicuramente non vorrai trovarti mai più in quella situazione.

Soprattutto se devi stampare una gran quantità di etichette, non puoi rischiare che una leggerezza come quelle che abbiamo appena visto comprometta l’ingresso sul mercato dei tuoi prodotti.

Se vuoi essere sempre certo che le tue etichette siano precise, ad alte prestazioni e conformi alle normative, puoi rivolgerti a noi di BEL: siamo da anni partner di grandi realtà d’impresa, per le quali realizziamo etichette che hanno contribuito al successo dei loro prodotti in tutto il mondo. E siamo anche certificati BRC.

Grazie al nostro know-how abbiamo elaborato Easy LaBEL System, il sistema TUTTO incluso con cui gestiamo interamente il processo di progettazione e realizzazione, affiancandoti e garantendoti per ogni etichetta:

  • Consulenza e assistenza;
  • Selezione e test dei materiali;
  • Flessibilità e massima personalizzazione;
  • Ottimizzazione degli acquisti del cliente;
  • Sistema di controllo e gestione delle non conformità.